Monday, 2 August 2010

August, 2 2010 - Day 4: Weltevrede to Swakopmund

Giornata di trasferimento, sveglia facile alle ore 8.00 e colazione super.
Mi spostero' verso la Skeleton Coast attraversando il Namib Naukluft Park e due passi montani rispettivamente di 1800 e 2150 metri.
Il paesaggio e' tipicamente desertico, grandi spazi aperti, strada sterrata con alcuni avvallamenti e moltissimi sassi da evitare... Sono proprio le condizioni della strada che mi rendono attento alla guida, spesso sono costretto a superare altre jeep per evitare di mangiare la polvere sollevata.Le ruote posteriori della mia jeep pattinano spesso, ma basta sollevare leggermente il piede dal gas per far tornare l'auto in careggiata.
Non dovrei distrarmi, ma butto spesso uno sguardo ai lati della strada, cercando la presenza di animali selvatici. Incontro dei babbuini, che non curanti delle poche auto in transito, bivaccano al centro della strada. Orici, antilopi, sciacalli e struzzi accompagnano il mio viaggio.
A volte all'orizzone appare la sagoma di uno struzzo; poi, man mano che mi avvicino mi rendo conto che e' solo un cartello stradale di divieto.
Fisso la strada d'avanti a me, la vedo scomparire all'orizzonte, come fosse un miraggio, come finisse per magia nel punto esatto in cui il cielo incontra la sabbia arida. E' l'effetto del sole e la conformazione del fondo stradale; qui non si spianano montagne per costruire strade.


Incrocio alcuni operai al lavoro, cercano di rendere transitabile la circolazione su alcuni punti piu' dissestati, utilizzando un grande rullo compressore ed una ruspa.
Il fondo stradale segue le gibbosita' della terra. Se vedo colline all'orizzonte so gia' che in quel tratto la strada sara' simile alle montagne russe, avvallamenti e salite prontamente segnalati da cartelli stradali.
La jeep salta spesso, il manto e' rovinato dalle auto e dai grandi camion che trasportano benzina e viveri tra le citta'.
La strada comincia a salire, vedo all'orizzonte alcune formazioni rocciose che dominano queste pianure del Namib centrale, lo scenario che si presenta d'avanti i miei occhi è sorprendentemente bello: sono le montagne del Naukluft con il loro selvaggio massiccio roccioso e le valli profondamente incise che si innalzano oltre 1000 metri rispetto all'altopiano circostante.
La vetta più alta di queste montagne raggiunge i 1960 metri. L'intera formazione e' attraversata da profondi solchi e spettacolari pareti rocciose; non a caso il nome Naukluft significa "stretto burrone".
Il fondo sassoso fa saltare spesso la jeep che rimbalza come una palla, tolgo il piede dal gas e controllo spesso con lo sterzo la traiettoria.
In pochissimo tempo mi trovo ad attraversare delle gole altissime di formazioni rocciose, e' il Kuiseb Pass, la strada improvvisamente si fa ripida e poi torna pianeggiante alternando curve impegnative.
Raggiungo la cima e mi fermo ad ammirare un'aquila su un albero appena dopo il ciglio della strada; lei mi osserva per pochi secondi e spicca il volo. Batte con grazia le sue grandi ali e si libra in volo seguendo traiettorie circolari... che splendida creatura!
Il viaggio riprende ed il paesaggio intorno a me si colora del giallo del bush e del verde di alcuni piccoli alberi che crescono sul letto arido di fiumi che furono...
Lascio la C14 per una strada secondaria poco battuta; ieri ho acquistato un permesso speciale per poter attraversare questa riserva che mi portera' in un posto chiamato Moon Landscape Valley: la valle della luna.
La strada si fa piu' stretta e tortuosa, diventa sabbiosa e le gomme pattinano spesso. La guida e' comunque piacevole, perche' il paesaggio cambia continuamente. Ora, il percorso si snoda sul paesaggio con curve piacevoli ad esse, come disegnate con il pennello.
Attraverso un letto di un fiume in secca e mi trovo d'avanti a poco meno di 800 metri quattro giraffe.
Lascio procedere la macchina senza gas, mi avvicino molto e mi fermo poco prima. Le quattro giraffe attraversano la strada e l'ultima si ferma ad aspettare il suo piccolo che appare dal bordo sinistro della strada.
Le osservo ed attendo che anche il piccolo abbia attraversato. Scendo dalla macchina (si lo so che non si dovrebbe fare) ...e comincio a camminare dietro di loro, a debita distanza.
Il piccolo si ferma spesso ad osservarmi, siamo uno piu' curioso dell'altro; io lo fotografo e lui si mette in posa. Le altre giraffe, piu' lontane, mi scrutano e rimangono sulla difensiva.
Ancora alcuni scatti...il piccolo comincia a correre, raggiungendo il resto del branco piu' avanti... io sorrido e rimango ad osservare la piccola giraffa mentre si allontana...

... This is Africa.

Sunday, 1 August 2010

August, 1 2010 - Day 3: Sossusvlei

La sveglia suona alle 5.00 AM; si parte alle 5.30 destinazione Sossusvlei, dove mi aspettano dune color albicocca alte anche 250 metri.

Il sole deve ancora sorgere, fa piuttosto freddo, è pur sempre inverno qui. Mentre guido il mio 4x4 penso a cosa mi riservera' questa giornata. ...Non devo attendere molto per trovare risposta.
Il paesaggio si apre d'avanti ai miei occhi, comincia ad albeggiare e tutt'intorno dune dalle forme piu' strane fanno da cornice.
Sembrano dipinte con il pennello, seguono curve sinuose, alcune disegnano delle esse, altre delle c, altreancora salgono dolcemente da un lato.
E' uno spettacolo indescrivibile, mai visto niente di tutto cio'.
Ho percorso circa 63 km passando in mezzo a dune dai colori pastello, ora la strada termina, e' il parcheggio delle auto 2x4 che segna la fine.
Da questo punto in poi si passa solo con i 4x4. Fermo la jeep ed inserisco le quattro ruote motrici. Procedo con cautela, la sabbia e' sempre piu' alta e soffice; la mia auto fa fatica ad uscirne fuori.

...Non tardo ad insabbiarmi. Una guida locale si ferma e mi aiuta a tirar fuori la jeep dalla sabbia. Sgonfiamo le gomme, riparto e con il cuore in gola, senza mai togliere il piede dal gas, controsterzando e scivolando sulla sabbia, arrivo al parcheggio di fronte alla duna Big Mama... "e' alta piu' di 250 metri" mi dice un ragazzo del posto "e' la piu' alta" esclama ancora.


Zaino in spalla e sono gia' sulla costa della Big Mama. La sabbia e' soffice, ma la salita si fa sentire; tira molto vento ed ogni passo verso la cima e' sempre piu' pesante.
Continuo a camminare per almeno 20 minuti, ho le scarpe piene di sabbia, ma il paesaggio che si apre ai miei piedi e' a dir poco fantastico: lunare!

Alberi secolari su uno fondo color bianco, come fosse un pavimento di sale. Sembra di essere in uno scorcio preistorico, e' la Deadvlei.

Arrivo in vetta con difficolta', ormai ho sabbia ovunque. Ancora pochi istanti per ammirare il paesaggio e poi... giu' di corsa scendendo sul fianco ripido della duna.
La sabbia sotto i miei piedi e' fredda, arriva quasi alle ginocchia, ed e' per questo che e' impossibile cadere... Sono giu' in pochi secondi... ...cerco di fotografare quello che i miei occhi vedono ... o meglio quello che vede il mio cuore...







Mi siedo ad ammirare il paesaggio in silenzio, non sono trascorsi che due giorni dall'inizio del viaggio ed io ho gia' voglia di tornare in questo posto, si... "voglio tornarci" dico con un filo di voce.

Saturday, 31 July 2010

July, 31 2010 - Day 2: From Windhoek to Weltevrede

Sveglia ore 8.00 e partenza ore 9.00, dopo un'abbondante colazione. Primo giorno di viaggio; mi aspettano 265km di strade sterrate con destinazione Weltevrede.
Percorro le strade di Windhoek e comincio a familiarizzare con il Toyota Hilux. La strada si snoda lungo le varie case con i tetti a punta, sembra di essere in un paese alto atesino o austriaco.

Si sente e si vede l'influenza tedesca. C'e' un ritmo frenetico, tipico di un sabato mattina, poco traffico ma molta gente a zonzo per le vie di Windhoek.
Percorro Sam Nujoma Drive e mi dirigo verso il centro. Le case con i tetti a punta lasciano spazio ad edifici moderni in vetro e grandi shopping mall, le strade brulicano di gente, i giardini sono affollati di bimbi accompagnati dalle loro mamme che si godono le ore piu' fresche della mattina.
Svolto verso la B1 in direzione Rehoboth, costeggio il piccolo aeroporto di Eros e saluto da lontano Windhoek, quando la rivedro' sara' tempo di tornare a casa...

Prendo la C26 in direzione Swakopmund, l'asfalto e' gia' un ricordo. La strada e' decisamente impegnativa, il posteriore della Toyota parte spesso. La guida richiede molta attenzione.
Durante la prima ora di viaggio non incontro nessuna auto; nessun segno di vita, nessun centro abitato, solo qualche lodge isolato qua e la.
Il panorama diventa sempre piu' bello. Chilometro dopo chilometro gli sconfinati spazi di bush di color giallo paglierino lasciano spazio a rocce e montagne dalle cime arrotondate.
Poco meno di 2000 metri di altezza, aria fine e frizzantina, il sole e' gia' alto e scalda il paesaggio che mi circonda.

La sagoma di un carretto spinto da cavalli entra nel mio campo visivo. Marito e moglie mi salutano e al tempo stesso dispensano un bel sorriso. Ricambio prontamente e faccio un segno con la mano, lasciando per un attimo il volante della jeep che sullo sterrato non smette di imbizzarrirsi.
Poco dopo incontro un piccolo agglomerato di baracche, delle bambine che giocano e salutano, hanno degli sguardi curiosi, non sono molte le auto che passano su queste strade.
La strada sale e si fa sempre piu' ripida, e' da circa mezz'ora che salgo lungo i fianchi delle montagne che da lontano sembravano poco piu' che colline toscane.
Ancora salita, la jeep si arrampica; scollino finalmente, sono in vetta, è il Spreetshoogte Pass; si apre un panorama incantevole.

Ai miei piedi una distesa di spazi, alcuni alberi qua e la, tanto deserto ed il cielo con una leggera foschia...all'orizzonte altre catene montuose, vengo avvolto da una sensazione di benessere, sara' l'aria o la vista di questo paesaggio...rimango in silenzio ad osservare, a contemplare quello che la natura ha regalato in questo angolo d'Africa.

E' tempo di ripartire, la strada e' ancora lunga. Scendo su tornanti talmente ripidi che sono costretto ad inserire la seconda per fermare questo bestione di jeep.

Il paesaggio e' di nuovo arido e spoglio, proseguo sulla C14 in direzione Solitaire e arrivo a Weltevrede alle 16.00. Giusto il tempo di rilassarmi un po, cena e subito a nanna.

Domani escursione sulle dune, sveglia prima dell'alba per assistere al sorgere del sole, mi aspetta una giornata ricca di emozioni...

Friday, 30 July 2010

July, 30 2010 - Day 1: Windhoek & Cheetah farm

Sono circa le 6.00 della mattina, il comandante annuncia l'imminente atterraggio; sono quasi arrivato. La citta' di Windhoek e' sotto di me, riesco a vederne le sagome, ora alcuni edifici; il cielo e' di un blu cobalto ed e' sgombero dalle nubi. E' molto diverso rispetto al colore del cielo italiano.

Ci siamo! Tocchiamo terra, sono in Namibia!!

La giornata comincia, una jeep 4x4 a noleggio, giusto il tempo di un po di relax al bed and breakfast di Windhoek e poi nel primo pomeriggio visita ad una farm di felini sulle montagne intorno alla capitale. Windhoek si trova a ben 1700 metri di altitudine ed e' una cittadina dalla tipica architettura bavarese, sembra di essere in Austria... ...il centro invece copia lo stile delle grandi metropoli, un po di traffico, gente che si muove con ritmi tipici di un giorno lavorativo e parchi pubblici su cui si affacciano gli edifici di 10, 15 o forse piu' piani.
Le strade che portano dal centro della capitale alla periferia si snodano su colline morbide, da qui si intravedono nuovi scorci, man mano che si procede.
In lontananza si vedono le montagne ed enormi distese che si perdono all'orizzonte. Uscendo ancora fuori dalla citta' la strada asfaltata termina.
Strada sterrata, in pessime condizioni, guido con cautela, devo ancora prendere dimestichezza con il mezzo.

...Il tempo sembra scorrere piu' lentamente...

Intorno a me il paesaggio e' desolato, alcuni alberi, il bush, qualche babbuino che fa capolino sulla strada... ma difficilmente incontro qualcuno.
Dopo molti chilometri di strade di montagna, la farm appare all'improvviso, come se fosse parte esistente del panorama. Come se il suo posto fosse gia' stato deciso nel preciso momento in cui le rocce, gli alberi e tutta la natura che la circonda spuntarono.
In effetti, Amani Lodge e' costruito in modo tale da rendere minimo l'impatto sull'ambiente circostante. Siamo a circa 20 km da Windhoek, direzione sud ovest, l'aria e' frizzantina, mi trovo infatti a quota 2156 mt.
Lewis mi accoglie e comincia ad annusarmi, come fa tipicamente un cinghiale quando e' sulla sua strada, alla ricerca di cibo... Si, nella farm c'e' un cinghiale, in realta' oltre a Lewis, ci sono un paio di pavoni dai colori incredibili ed un'infinita' di uccelli che cinguettano e svolacchiano di qua e di la. Alcuni di colore azzurro, riflettono con le piume la luce del sole, come fossero cosparsi di porporina.
Bellissime creature dagli occhi bordati di un colore arancio.
Olivier, uno dei proprietari della farm mi viene incontro e mi saluta cordialmente. Capelli lunghi, occhi chiarissimi, color sole, direi quasi felini, bel fisico, chiaramente senza maglietta... Guardandolo negli occhi sembra di vedere lo sguardo di un ghepardo...

Mentre chiacchieriamo mi rendo conto di aver varcato un recinto sul retro dell'edificio principale, siamo entrati e Olivier mi racconta quello che riesce a fare per tentare di far tornare ad una vita normale i ghepardi che ospita qui nella farm.
Faccio ancora qualche passo e Olivier mi fa segno di voltarmi. I miei occhi non credono a quello che vedono, davanti a me un piccolo ghepardo di 7 mesi. Mi viene incontro, con piccoli passi decisi ed un portamento delicato... mi raggiunge... io mi abbasso, porgo la mia mano, lui l'annusa, il ghiaccio e' rotto.
Come un micio che fa le fusa, il piccolo Adam si strofina alla mia gamba, il contatto e' stabilito. Io l'accarezzo, lui abbassa la testa e si lascia accarezzare, la mia testa e' sgombera, e' svuotata di ogni pensiero, il mio cuore batte forte, e' un'emozione bellissima, indescrivibile!
Adam rimane a farsi accarezzare, non e' silenzioso, tutt'altro, sento il tipico suono che un felino fa quando fa le fusa, solo che e' accentuato.
E' solo un ghepardo che fa le fusa mi spiega Olivier... Passano ancora alcuni minuti, che a me rimarranno impressi per il resto della mia vita, ora Adam e' tra le mie gambe, coma fa un gatto quando vuole ricevere coccole, io non le risparmio e lui sembra gradire.

...E' tempo di andare, mi aspettano altri felini, sei ghepardi di eta' compresa tra i 2 e 3 anni, un leopardo, un leone con la sua compagna leonessa.
Saliamo sulla jeep di Janine, alzo lo sguardo al cielo, il sole e' ancora alto, ma d'inverno in Namibia tramonta verso le 17.30.
Ci muoviamo nelle stradine che costeggiano la farm, respiriamo tutta la natura che ci circonda, la jeep e' aperta, rimango in silenzio ad ammirare questo fantastico paesaggio.
Attraversiamo molti chilometri di macchia, di piccola boscaglia, strade sterrate e piccoli sentieri raggiungibili solo con una potente jeep. Il mio "non pensare a nulla" viene infine interrotto: ci arrestiamo d'avanti ad un cancello.
Edward scende dalla macchina e ci fa strada, Janine ed io rimaniamo sulla jeep, varchiamo un cancello rudimentale, fatto di legni e pezzi di rete assemblati alla meno peggio. Questo cancello ha tutta l'aria di dover proteggere qualcosa o forse qualcuno da qualcosa...
Abbiamo varcato il territorio di qualcuno, Janine mi fa segno verso la cima della montagna, intravedo qualcosa muoversi velocemente verso valle; le sagome di tre, forse quattro ghepardi cominciano ad essere nitide. Dietro di loro altri due ghepardi, corrono tutti verso di noi, sono di una velocita' e di un'agilita' impressionante.
Siamo circondati, non scendiamo dalla macchina, non cambia molto (penso) ....la jeep e' aperta.
"Never run away from a cheetah!" dice Edward. Il felino infatti e' un predatore, e come tale si comporterebbe di fronte alla sua preda in corsa.
Sono entusiasta, rimango a guardarli mangiare, ad azzannare un grande pezzo di carne con osso.
Edward mi indica il capo branco, poi il piu' debole del gruppo. Mi descrive con incredibile precisione ogni singolo dettaglio di ognuno dei sei ghepardi.
E' giunto il momento di far visita alla coppia reale, un leone e una leonessa che si scambiano effusioni come fa una coppia di innamorati.
Lei si muove con grazia, sembra studiare ogni piccolo movimento, e' in continua esplorazione; lui controlla a distanza cio' che accade, ci osserva e ci fissa spesso.
Sembra quasi voler ribadire il suo ruolo in ogni piccolo movimento. Il sole cala all'orizzonte, siamo di ritorno al lodge, assaporo il primo tramonto namibiano unito ad un calice di champagne, quasi a festeggiare il mio secondo battesimo in Africa...

Thursday, 29 July 2010

July, 29 2010 - Setting off for Namibia

Ancora questa mattina avevo difficolta' a credere che il giorno della partenza fosse arrivato.
Eccomi qui a sorvolare l'Italia, a circa 3000 metri d'altitudine, diretto a Francoforte.
Qui, dopo uno scalo di tre ore circa, volero' verso la tanto attesa destinazione, la terra dai deserti infuocati, ancora considerata da molti la culla del mondo, un paese dove dune color albicocca muovono animate dal vento fino ad arrivare a lambire l'oceano atlantico ed immergersi nelle sue fredde acque.
Namibia, un paese poco popolato, ma con una varieta' di popoli ricchi di antiche tradizioni, come i Khoisan, un popolo cacciatore, o i Nama, un popolo di pastori.I famosi guerrieri Owambo, hanno combattuto per la loro indipendenza, e rappresentano il 50 % della popolazione qui in Namibia. I Kavango, imparentati con tribu' dell'Africa orientale, sono suddivisi in cinque sottogruppi.
Tra questi, gli Herero che presero parte alle antiche migrazioni che mossero i popoli Bantu verso l'Africa del sud. E poi i Damara, fiero popolo semi-nomade di pastori, relegato a vivere nel Damaraland secondo le politiche dettate dall'apartheid. I Caprivian, divisi in cinque gruppi tribali, si sostengono con la pesca, l'agricoltura e l'allevamento di bestiame.
I Nama, originari della Penisola del Capo, sono tra i popoli piu' antichi indigeni in Namibia. Essi raggiunsero queste terre, dopo lo sterminio condotto ad opera dei coloni affamati di terre.
I Topnaar, costituiscono un ramo dei Nama, ma sono ad oggi il gruppo piu' emarginato della Namibia. Vivono prevalentemente nelle bidonville, lontano dalle principali citta', coltivando meloni ed allevando capre.
I Coloured, nati dall'unione di coloni (prevalentemente Afrikaans e Tedeschi) con donne Damara ed Herero; sono emarginati sia dalla comunita' bianca che nera.
E per finire, i Baster sempre figli di coppie miste, specificatamente tra Nama e Olandesi, conducono uno stile di vita urbano e si dedicano all'allevamento di pecore e capre.
Nei prossimi giorni, tocchero' Windhoek, Sossusvlei, Solitaire, Ganab, Swakopmund, Walvis Bay, Sandwich Harbour, Hentiesbaai, Cape Cross, Sorris-Sorris, Khorixas, Kamanjab, Otjitotongwe, Outjo, Okahandja e per finire a nord, a circa 200 km dal confine con l'Angola, nel Etosha National Park, Okaukuejo, Halali, Namutoni.

In particolar modo a Otjitotongwe faro' visita ad un villaggio Himba, un sottogruppo degli Herero. Un popolo che nonostante le influenze occidentali e' riuscito a preservare molti dei propri usi e costumi.
Gli Himba sono probabilmente il popolo piu' conosciuto in Namibia, per via degli opuscoli o delle fotografie; le donne sono molto vanitose, spalmano il loro corpo di ocra rossa.
Sono vestite di soli gonnellini di pelle di capra ed amano indossare vistosi accessori.
Questi assumono significati diversi e servono spesso per evidenziare il loro "status comunitario" all'interno della tribu'. Una collana ad esempio e' indossata da una donna sposata, una cinta significa che la donna che la indossa e' madre di prole. La cavigliera serve invece a preservare la donna da morsi di serpenti e/o punture di spine.

Sono le 19.30, suona Moment of Surrender, nell'aeroporto di Francoforte il personale di terra ripete:

"We are now boarding the flight SWO286 to Windhoek. All the passengers..." ... e' tempo di volare...

Ready to set off

"Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita" - Jack Kerouac

Sunday, 25 July 2010

Friday, 23 July 2010

Quasi tutto pronto...

...la mia inseparabile moleskine e' qui che aspetta ... la prima pagina riporta: Namibia 2010.
Sent from my BlackBerry® wireless device

Sunday, 18 July 2010

-11 giorni


tre giorni all'interno dell'Etosha National Park, dichiarato parco nazionale nel 1970; con una superficie di circa 22270 km quadrati, ospita 114 specie di mammiferi e 340 di uccelli...

Friday, 16 July 2010

-13 giorni alla partenza


Il tempo scorre e la data di partenza si avvicina... di nuovo in Africa! ma questa volta in Namibia...